Touch them where it hurts: la morte di Sergei Magnitsky e i diritti umani in Russia
A distanza di tre anni, ho nuovamente avuto occasione di ascoltare il finanziere americano Bill Browder: questa volta non ha parlato come esperto di mercati finanziari, ma nella veste - per lui stesso inattesa - di attivista per i diritti umani. Ha raccontato la storia di uno dei sette avvocati che aveva ingaggiato in Russia per difendere ciò che rimaneva del suo fondo, Hermitage Capital Managament, dalla persecuzione delle autorità iniziata nel 2007. Sei di loro furono costretti a lasciare il Paese o abbandonare la professione; uno solo si era rifiutato di fuggire.
Il 16 novembre 2009 l'avvocato fiscalista Sergei Magnitsky, 37 anni, morì in seguito alle percosse subite in carcere dopo quasi un anno di detenzione in cui gli erano state negate le cure mediche di cui aveva bisogno. Era stato arrestato dopo aver denunciato una massiccia frode fiscale ai danni dello Stato russo, perpetrata da ufficiali governativi corrotti, e aver rifiutato di fornire falsa testimonianza. Circa 60 persone - poliziotti, funzionari del Fisco, magistrati - sono state identificate come coinvolte nella vicenda che ha portato alla sua morte: con l'eccezione di due teste di legno, costoro rimangono in libertà, alcuni promossi e decorati dal Governo russo, altri divenuti nel frattempo titolari di lussuose abitazioni moscovite, ville sulla spiaggia in Montenegro e appartamenti multimilionari a Dubai.
Negli Stati Uniti, i senatori Cardin e McCain hanno proposto un disegno di legge - "Sergei's Law" - che introduce l'unica misura che le nazioni occidentali possono opporre all'inazione del governo russo: negare il visto d'ingresso ai responsabili della morte di Magnitsky e congelare gli asset che eventualmente detengono negli Stati Uniti. Nelle parole di Ben Cardin:
Che cosa c'entra l'Italia? La stampa italiana, che pure ci ha raccontato con grande emozione l'assassinio di Anna Politkovskaya, è stata quasi del tutto silente sulla vicenda di Sergei Magnitsky. Come mai?
Anche in Italia dobbiamo dire ai perpetratori che non possono arricchirsi al di fuori di qualunque parvenza di legalità, torturando e uccidendo coloro che si oppongono ai loro abusi, e poi ormeggiare a Portofino, passare l'estate in Costa Smeralda, o comprar casa a Forte dei Marmi.
Un Parlamento serio, a mio parere, si occuperebbe anche di questo.
Il 16 novembre 2009 l'avvocato fiscalista Sergei Magnitsky, 37 anni, morì in seguito alle percosse subite in carcere dopo quasi un anno di detenzione in cui gli erano state negate le cure mediche di cui aveva bisogno. Era stato arrestato dopo aver denunciato una massiccia frode fiscale ai danni dello Stato russo, perpetrata da ufficiali governativi corrotti, e aver rifiutato di fornire falsa testimonianza. Circa 60 persone - poliziotti, funzionari del Fisco, magistrati - sono state identificate come coinvolte nella vicenda che ha portato alla sua morte: con l'eccezione di due teste di legno, costoro rimangono in libertà, alcuni promossi e decorati dal Governo russo, altri divenuti nel frattempo titolari di lussuose abitazioni moscovite, ville sulla spiaggia in Montenegro e appartamenti multimilionari a Dubai. Negli Stati Uniti, i senatori Cardin e McCain hanno proposto un disegno di legge - "Sergei's Law" - che introduce l'unica misura che le nazioni occidentali possono opporre all'inazione del governo russo: negare il visto d'ingresso ai responsabili della morte di Magnitsky e congelare gli asset che eventualmente detengono negli Stati Uniti. Nelle parole di Ben Cardin:
Questa legge dice semplicemente: se commettete palesi violazioni dei diritti umani, non aspettatevi di venire in gita a Disneyland, Aspen o South Beach, e aspettatevi che i vostri conti in banca siano congelati se ne avete presso banche americane.Lo scorso dicembre il Parlamento Europeo ha adottato una risoluzione che auspica per i medesimi responsabili il divieto di circolazione in tutto il territorio dell'Unione e il congelamento degli asset detenuti in Europa. Nel frattempo, l'ordine di negare loro il visto d'ingresso è già entrato in vigore negli Stati Uniti, nel Regno Unito e nei Paesi Bassi. Il documentario olandese Justice for Sergei ha vinto il Cinema for Peace Award a Berlino.
Che cosa c'entra l'Italia? La stampa italiana, che pure ci ha raccontato con grande emozione l'assassinio di Anna Politkovskaya, è stata quasi del tutto silente sulla vicenda di Sergei Magnitsky. Come mai?
Anche in Italia dobbiamo dire ai perpetratori che non possono arricchirsi al di fuori di qualunque parvenza di legalità, torturando e uccidendo coloro che si oppongono ai loro abusi, e poi ormeggiare a Portofino, passare l'estate in Costa Smeralda, o comprar casa a Forte dei Marmi.
Un Parlamento serio, a mio parere, si occuperebbe anche di questo.